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Kundalini: la forza avvolta a spirale nella tradizione yogica

Che cosa significa kundalini nelle tradizioni tantriche e yogiche, che rapporto ha con i chakra, come è arrivata in Occidente e perché è saggio un approccio delicato e radicato.

4 min di lettura

Poche parole, nei circoli spirituali, suscitano tanto stupore e tanta confusione quanto kundalini. Alcuni ne parlano come di un risveglio spettacolare, altri come di un pericolo da evitare. Tra queste due immagini c'è un'idea ricca e accuratamente elaborata, che viene dalle tradizioni yogiche e tantriche dell'India. Aiuta vedere da dove viene, che cosa descrive davvero e che cosa non promette.

Il serpente acciambellato

Kundalini è una parola sanscrita che significa «avvolta a spirale», e di solito la si immagina come un serpente addormentato alla base della colonna vertebrale. Nelle tradizioni tantriche shivaite è intesa come una forma di energia divina femminile, Shakti, che riposa nel centro della radice, il muladhara. Il compito di chi pratica, in questa visione, è risvegliarla affinché salga lungo un canale centrale, la sushumna, attraversando i chakra uno dopo l'altro, fino a raggiungere la corona, alla sommità del capo. Lì, si dice, si unisce alla coscienza stessa, Shiva, e porta un profondo cambiamento nel modo in cui si fa esperienza di sé.

La parola ha una lunga storia. Termini affini compaiono nella prima letteratura sanscrita, e negli scritti tantrici del primo millennio diventa il nome di una dea. Nel Quattrocento era ormai un termine tecnico dello Hatha yoga, e le Yoga Upanishad più tarde la usano ampiamente. L'idea, quindi, non è un'unica dottrina antica, ma un filo che è stato rielaborato passando da una tradizione all'altra.

Kundalini e i chakra

Se hai letto dei chakra in questa biblioteca, hai già incontrato la mappa lungo cui viaggia la kundalini. I chakra sono le stazioni, e la kundalini è il movimento tra di esse. I testi tradizionali descrivono numeri diversi di chakra e modi diversi di disporli. Il sistema a sette centri, quello che la maggior parte dei lettori conosce, è arrivato a molti lettori occidentali attraverso lo studioso britannico John Woodroffe, che pubblicò fonti sanscrite con lo pseudonimo di Arthur Avalon nel suo libro del 1919 Il potere del serpente.

Come è arrivata in Occidente

Nel Novecento l'idea viaggiò in due direzioni. Gli psicologi se ne interessarono: Carl Jung tenne nel 1932 un celebre seminario sulla kundalini e la lesse come un racconto simbolico della trasformazione interiore. E alcuni maestri portarono le pratiche in Europa e in America. Alla fine degli anni '60 si diffuse negli Stati Uniti uno stile moderno chiamato Kundalini Yoga, basato su posture, respirazione, canto e meditazione. Gli studiosi fanno notare che questo stile moderno mescola elementi più antichi con altri nuovi. Come accade a molte tradizioni, oggi l'etichetta «kundalini» copre molte cose, dal Tantra classico a un corso del fine settimana.

Che cosa mostrano le prove

La kundalini è un concetto della pratica religiosa, non una forza fisica misurata. Nessuna struttura anatomica corrisponde alla sushumna, e la scienza non ha mostrato alcuna energia avvolta alla base della colonna vertebrale. Questo non rende privi di significato i resoconti di esperienze. Chi pratica una respirazione intensa, la concentrazione o la meditazione descrive a volte sensazioni, emozioni o visioni forti, e le tradizioni hanno usato il linguaggio della kundalini per descriverle. Quel linguaggio è una mappa, non una misurazione, e maestri diversi lo usano in modi diversi. Le stesse esperienze si possono spiegare in altri modi, e nessuno dovrebbe trattare questo vocabolario come una spiegazione medica.

Un esempio

Daniel aveva letto che una pratica di respirazione intensa poteva «risvegliare» la kundalini ed era tentato di provarla ogni sera. Prima di farlo, lesse che i maestri classici insistevano sulla preparazione: una vita quotidiana stabile, abitudini etiche, un maestro e progressi lenti. Decise di cominciare con dieci minuti di respirazione tranquilla e una breve pratica di radicamento ogni mattina, e di annotare ciò che osservava. Dopo qualche settimana scoprì che in alcuni giorni era più calmo e paziente, e in altri irrequieto, e che questo era del tutto normale. Mantenne la pratica contenuta e abbandonò l'idea di essere diretto verso un evento clamoroso.

Usare l'idea con saggezza

Se la kundalini ti interessa, affrontala come consigliano le tradizioni stesse: con delicatezza, con pazienza e con radicamento. Comincia dalle basi di questa biblioteca, come il radicamento, il respiro consapevole e gli articoli sui chakra, invece che da tecniche forzate. Diffida di chi promette un risveglio rapido, chiede grosse somme o ti dice di ignorare i tuoi limiti. Se una pratica ti destabilizza o ti angoscia, fermati e parla con un professionista qualificato o con un maestro di fiducia; la pratica spirituale non sostituisce mai le cure. E ricorda che gli effetti silenziosi di una pratica quotidiana costante, più attenzione, più gentilezza, più leggerezza, sono i veri frutti a cui rimandano le tradizioni.

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