I ventidue Arcani Maggiori letti come un'unica storia di crescita, dal primo passo del Matto al compimento del Mondo, e ciò che questa storia può rispecchiare nella tua vita.
Gli Arcani Maggiori sono le ventidue carte dei trionfi che danno ai tarocchi la loro atmosfera così particolare: il Mago, gli Amanti, la Morte, la Torre, la Stella. Ognuna si può leggere da sola, ma molti lettori moderni le leggono anche in sequenza, come capitoli di un'unica storia. Questo modo di guardare i trionfi, spesso chiamato il viaggio del Matto, si è diffuso grazie ai libri sui tarocchi del Novecento. Non è un antico segreto nascosto nelle carte: è un'interpretazione. Ma è un'interpretazione straordinariamente utile, perché la storia che racconta è quella, a tutti familiare, dell'essere umano che cresce, va in pezzi e torna intero.
Il Matto porta il numero zero e, nell'immagine del Rider-Waite-Smith, avanza allegro verso l'orlo di un precipizio con una piccola sacca e un cane alle calcagna. Lo zero è il numero del puro potenziale: non è ancora successo nulla, quindi tutto può succedere. Nella lettura del viaggio, il Matto è il viandante che attraversa tutte le altre carte, incontrando ciascuna come una maestra. Per questo diventa un'immagine di te all'inizio di ogni nuovo capitolo, con apertura, un pizzico d'ingenuità e la voglia di imparare.
I primi sette trionfi descrivono le forze che ci plasmano nel mondo esterno. Il Mago (I) scopre di poter agire e creare con gli strumenti che ha sul tavolo. La Papessa (II) porta il dono opposto, la conoscenza silenziosa dell'intuizione. L'Imperatrice (III) e l'Imperatore (IV) vengono spesso letti come il principio materno e quello paterno, nutrimento e struttura. Il Papa (V) rappresenta la tradizione, i maestri e le convinzioni che assorbiamo dalla nostra cultura. Gli Amanti (VI) portano la prima vera scelta, il momento in cui decidiamo che cosa ha valore per noi invece di limitarci a ereditarlo. Il Carro (VII) chiude la fila con un sé giovane che ha imparato a guidare, ambizioso e determinato. A questo punto il viandante ha un'identità e una direzione, la fase che quasi tutti associamo alla prima età adulta.
Le sette carte successive portano il viaggio verso l'interno. La Forza (VIII) mostra una donna che chiude con dolcezza le fauci di un leone: un coraggio che agisce con la pazienza anziché con la forza. L'Eremita (IX) si ritira per cercare la propria luce. La Ruota della Fortuna (X) ricorda al viandante che la vita procede per cicli che lui non può controllare. La Giustizia (XI) chiede un bilancio onesto di cause ed effetti. L'Appeso (XII) pende tranquillo a testa in giù, guarda il mondo da una prospettiva capovolta e impara la saggezza dell'abbandono. La Morte (XIII) nei tarocchi raramente indica una morte letterale: è la fine che fa spazio a qualcosa di nuovo. La Temperanza (XIV) poi mescola le acque, fondendo ciò che rimane in un sé più calmo ed equilibrato. Nei mazzi più antichi la Forza e la Giustizia sono invertite; l'ordine del Rider-Waite-Smith seguito qui è quello della Golden Dawn.
L'ultima fila è la più drammatica. Il Diavolo (XV) mostra le catene dell'abitudine, della paura e dell'attaccamento, così allentate che potremmo sfilarle, se solo ce ne accorgessimo. La Torre (XVI) è il crollo improvviso di una struttura falsa, doloroso ma liberatorio. Dopo la tempesta arriva la Stella (XVII), speranza silenziosa e guarigione. La Luna (XVIII) conduce attraverso la confusione, i sogni e l'inconscio, dove nulla è davvero ciò che sembra. Il Sole (XIX) porta chiarezza e una gioia semplice. Il Giudizio (XX) è una chiamata a risvegliarti e a rispondere alla tua vera vocazione. Infine il Mondo (XXI) mostra una figura che danza dentro una ghirlanda, immagine di compimento e integrazione. E poi il viaggio ricomincia con un nuovo Matto.
Marek pescò la Torre poco dopo la fine della sua lunga relazione e sentì una fitta di paura. Poi guardò dove si trova la Torre nella storia: dopo il Diavolo, prima della Stella. Si rese conto di aver vissuto per anni dentro una struttura che non gli corrispondeva più e che il crollo, per quanto doloroso, stava liberando il terreno. Collocare una singola carta al suo posto nella sequenza gli diede qualcosa che nessun significato isolato avrebbe potuto dargli: la sensazione che quel capitolo facesse parte di un arco più lungo, e che la speranza fosse la carta successiva.
Non serve imparare a memoria tutte e ventidue le tappe per usare questa idea. Quando un Arcano Maggiore compare nella tua estrazione quotidiana, chiediti semplicemente in quale punto del viaggio si trova e che cosa viene subito prima. La domanda diventa meno «che cosa succederà?» e più «quale capitolo sto vivendo adesso?». Visti così, i trionfi non sono un elenco di presagi, ma una mappa dello sviluppo umano.
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