Che cosa condividono davvero le tradizioni del mondo, dove invece divergono davvero e come attingere alla loro saggezza collettiva senza appiattirle in una poltiglia indistinta.
Ora che abbiamo viaggiato insieme attraverso le grandi tradizioni (quella vedica e quella buddhista, quella taoista e quella yogica, i cuori mistici che battono all'interno delle fedi occidentali e la profonda saggezza dei popoli indigeni, radicata nella terra), sorge finalmente una domanda molto naturale e molto antica. Sono tutte semplicemente sentieri diversi che si snodano su per la stessa, unica montagna, oppure sono montagne davvero, inconciliabilmente diverse? È una domanda su cui vale la pena soffermarsi con onestà e senza fretta, perché entrambe le risposte facili e rassicuranti si rivelano sbagliate, e la verità più difficile che sta nella tensione fra le due è molto più utile e molto più interessante di ciascuna di esse.
Partiamo, dunque, dalle convergenze autentiche, che sono sorprendenti, sostanziali e di certo da non liquidare con leggerezza. In quasi tutte le grandi tradizioni certi temi profondi ritornano con una coerenza davvero notevole. Quasi tutte insegnano una qualche forma di compassione e l'etica fondamentale di trattare gli altri come vorresti che gli altri trattassero te; la cosiddetta Regola d'oro compare, in modo del tutto indipendente, in una tradizione dopo l'altra, in ogni continente. Quasi tutte indicano chiaramente nell'ego, il sé avido, difensivo, perennemente separato, l'ostacolo centrale che si frappone tra noi e la pace e la saggezza, e nel suo graduale ammorbidirsi e allentarsi la vera porta d'accesso a qualcosa di molto più grande. Quasi tutte attribuiscono un valore profondo alla presenza, all'attenzione sostenuta e a una qualche forma autentica di quiete e di silenzio contemplativo. E quasi tutte descrivono, ciascuna a modo suo, una realtà più profonda o un'unità nascosta che si cela appena sotto la superficie indaffarata della vita ordinaria, insieme alla sensazione persistente che siamo tutti molto più connessi, gli uni agli altri e al tutto, di quanto di solito riusciamo a percepire. Questi fili condivisi sono del tutto reali, e la loro stessa esistenza suggerisce con forza che le diverse tradizioni rispondano ciascuna, nella propria lingua, alle stesse caratteristiche profonde e permanenti dell'essere umani.
Eppure è davvero pigro, e sottilmente irrispettoso, liquidare la questione con un gesto della mano e dichiarare solennemente che tutte le religioni sono «in fondo la stessa cosa». Non lo sono. Avanzano affermazioni davvero diverse, e a volte apertamente e direttamente contraddittorie, sulle domande più importanti che esistano. Alla base di tutto c'è un Dio personale che ti conosce e ti ama, come nel cuore pulsante del cristianesimo e dell'islam, oppure la realtà ultima è, in definitiva, impersonale e vuota di sé, come in gran parte del buddhismo? L'anima individuale continua a esistere dopo la morte, si reincarna in una nuova vita oppure si dissolve completamente, come un'onda che torna al mare? Il fine ultimo è l'unione amorosa con il divino, la liberazione completa dal ciclo infinito delle rinascite, oppure una relazione giusta ed equilibrata con una terra viva e sacra? Sono tutt'altro che banali differenze di vocabolario: sono disaccordi reali e sostanziali sulla natura stessa della realtà, e ogni tradizione li ha meditati con enorme profondità, rigore e cura nel corso di molti secoli. Frullarle tutte insieme con noncuranza in un unico frullato insipido e inoffensivo significa, in fin dei conti, non rendere il giusto onore a nessuna di esse, e perdere del tutto le intuizioni precise, particolari e conquistate a fatica che ciascuna offre dal proprio, unico punto di vista.
Dopo diversi anni inquieti passati ad assaggiare un po' di tutto ciò che c'era a disposizione, Daniel si era costruito una spiritualità personale vaga e piacevole, che attingeva superficialmente a molte fonti diverse senza però andare davvero in profondità in nessuna. Lo confortava puntualmente nei momenti difficili, ma non lo aveva mai cambiato davvero in modo duraturo. Alla fine, quasi per frustrazione, fece la scelta più difficile: impegnarsi seriamente e pienamente nella pratica disciplinata di un'unica tradizione, pur continuando a tenere con cura una porta aperta, rispettosa e curiosa, verso tutte le altre. Con sua grande sorpresa, andare davvero in profondità in un solo sentiero finì per insegnargli sui veri fili comuni molto più di quanto gli avessero mai insegnato tutti quegli anni passati a sfiorare inquieto la superficie di molti, proprio perché solo seguendo una strada abbastanza a lungo era finalmente arrivato, con i piedi doloranti, nello stesso territorio che tutte le altre strade avevano pazientemente descritto da lontano. La vera profondità, imparò a sue spese, era ciò che silenziosamente collegava le tradizioni tra loro, ed era proprio l'unica cosa essenziale che il suo comodo assaggiare spirituale non era mai riuscito a dargli.
L'atteggiamento davvero saggio da assumere verso la grande saggezza del mondo non è quindi né un esclusivismo rigido e timoroso, che insiste che un solo sentiero possa essere valido, né un relativismo pigro e appiattente, che le dissolve tutte nella stessa poltiglia vaga e informe. È qualcosa di molto più impegnativo, e alla fine molto più appagante: un rispetto profondo e attivo per la piena integrità di ciascuna tradizione, il riconoscimento onesto e senza esitazioni che differiscono davvero in modi reali e importanti, e una gratitudine umile e a cuore aperto per i fili autentici che, nonostante tutto, condividono in modo così evidente. Nella pratica di tutti i giorni, alla maggior parte delle persone giova di gran lunga di più andare davvero in profondità in un unico sentiero, quello che è autenticamente e inconfondibilmente il proprio per nascita, per una convinzione maturata a fatica o per un'innegabile attrazione interiore, pur restando sempre aperte e disposte a imparare dagli altri. Una vera montagna, in fin dei conti, la scali solo scegliendo un vero sentiero e percorrendolo davvero fino in cima, e mai restando per sempre immobile ai suoi piedi, a studiare con ansia tutte le mappe disponibili contemporaneamente.
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