L'antica saggezza cinese del vivere in armonia con il flusso naturale delle cose, e il profondo paradosso del wu wei, l'azione senza sforzo.
Se il buddhismo rivolge uno sguardo limpido e fermo ai meccanismi della mente, la tradizione taoista dell'antica Cina posa sull'intera natura uno sguardo più morbido e divertito, e si pone una domanda del tutto diversa: non come sfuggire alla sofferenza, ma come vivere in autentica armonia con il modo in cui le cose si muovono e si dispiegano davvero. Il taoismo può sembrare sfuggente, difficile da afferrare, e, cosa piuttosto deliziosa, è proprio questo il suo senso. Eppure al suo cuore si trova una delle idee più concrete e silenziosamente liberatorie di tutta la spiritualità umana, un correttivo profondo che la nostra cultura moderna, sempre protesa, avida e perennemente esausta, ha un bisogno urgente di ascoltare.
La tradizione nasce in gran parte da un unico libretto antico, sottile e tradotto infinite volte, il Tao Te Ching, attribuito al saggio forse leggendario Lao Tzu, e dagli scritti giocosi, paradossali e ricchi di storie del filosofo Zhuangzi. Il Tao in italiano viene di solito tradotto semplicemente come «la Via», ma già i primissimi versi del Tao Te Ching avvertono con astuzia chi legge che il Tao che si può dire o nominare non è affatto il Tao eterno e vero. Esso indica lo schema e il flusso profondo che sottendono l'intero universo, la grande corrente lungo la quale tutte le cose si muovono naturalmente: l'acqua che scende a valle verso il mare, le stagioni che si succedono in ordine, un albero che cresce paziente verso la luce disponibile. È molto meno qualcosa in cui credere con l'intelletto e molto più un modo di muoversi nel mondo da sentire direttamente. Vivere bene, in questa visione, significa imparare ad allinearsi a quella corrente naturale invece di combatterla di continuo, fino allo sfinimento.
La pratica centrale, se qualcosa di così fluido si può davvero chiamare pratica, è il wu wei, un'espressione tradotta per lo più come «non-agire» o, in modo molto più preciso e felice, come «azione senza sforzo». È fondamentale capire che non significa passività, pigrizia, fatalismo, né semplicemente non fare nulla. Significa agire in vera sintonia con il flusso naturale di una situazione anziché forzarla brutalmente, proprio come un nuotatore esperto asseconda con intelligenza una corrente potente invece di dibattersi inutilmente contro di essa, o come un cuoco esperto segue la venatura naturale e le giunture nascoste di ciò che taglia invece di aprirsi la strada alla cieca, con spreco, attraverso l'osso. Il wu wei è l'arte sottile del gesto al momento giusto, perfettamente non forzato: quel tipo di impegno autentico che, chissà come, non si avverte affatto come fatica, perché è adatto con tanta esattezza e intelligenza al suo momento. E tutti conosciamo fin troppo bene il suo doloroso contrario: più ci aggrappiamo al sonno con ostinazione e disperazione, più ci sfugge; più cerchiamo freneticamente di forzare la nascita di un'idea creativa, più quella si nasconde testarda. Il taoismo ci suggerisce, con dolcezza e radicalità, che una parte sorprendente della vita funziona proprio in questo modo paradossale.
Mei era una persona instancabile e sempre all'attacco, che affrontava ogni singolo problema della sua vita con la massima forza e volontà, e questo la stava logorando, piano e in silenzio, dall'interno. La sua grande e inattesa lezione di wu wei arrivò, fra tutti i luoghi improbabili, dal giardinaggio. Per anni aveva combattuto ostinatamente contro il suo piccolo appezzamento in ombra e umido, costringendo piante amanti del sole ad appassire e morire lì, stagione dopo stagione, convinta che il problema fosse un suo scarso impegno. Una primavera, sfinita, quasi arrendendosi, finalmente si fermò e si chiese invece che cosa volesse davvero crescere in quel punto, e piantò felci, morbido muschio verde e piante amanti dell'ombra, adatte alle condizioni reali. Il giardino fiorì, rigoglioso e bellissimo, con una minima parte dello sforzo di prima. La lezione la seguì in silenzio oltre il cancello del giardino, nel resto della sua vita: la vera saggezza spesso non sta nell'imporre cupamente la propria volontà a una situazione che resiste, ma nel percepirne con chiarezza la vera natura e poi lavorarci insieme con abilità e gioia. In seguito riuscì a ottenere molto di più, combattendo molto meno contro tutto.
Non serve adottare alcuna metafisica o sistema di credenze particolare per lasciare che lo spirito del taoismo ammorbidisca e affini in silenzio tutta la tua vita. Comincia semplicemente notando i punti precisi in cui stai forzando le cose, nel lavoro, nelle relazioni, nei tuoi progetti ostinati e tanto amati, e poi chiediti con gentilezza se non ci sia un modo per fluire con la situazione reale invece di continuare a sbatterci la testa contro. Coltiva la rara pazienza di lasciare che alcune cose maturino e arrivino nel loro tempo naturale. Impara ad apprezzare la semplicità, la spontaneità e l'intelligenza profonda e silenziosa che è già all'opera nel mondo naturale. Gli antichi saggi taoisti non erano sognatori oziosi né persone in fuga dal mondo: erano osservatori acuti e pazienti di come le cose davvero riescono e di come davvero falliscono. La loro intuizione più duratura è che il fiume alla fine raggiunge il mare non lottando e combattendo, ma semplicemente seguendo con fedeltà la forma del terreno, e che anche una vita umana può trovare la sua vera via molto più cedendo con saggezza che forzando alla cieca.
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