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La scienza dello stupore: l'effetto della meraviglia sulla mente umana

Le nuove ricerche sullo stupore, l'emozione al cuore dell'esperienza spirituale, e i motivi per cui potrebbe essere uno dei sentimenti più benefici che possiamo coltivare.

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Fermati sul bordo di un immenso canyon, o sotto un cielo fitto di stelle, lontano da ogni città, o davanti a una musica, a una cattedrale o a un neonato, e sentirai qualcosa di difficile da nominare ma inconfondibile quando arriva: un'espansione silenziosa, un senso di piccolezza che, chissà come, è un sollievo anziché una minaccia, la sensazione di trovarti al cospetto di qualcosa di molto più grande di te. Quella sensazione è lo stupore, e fino a poco tempo fa la scienza non aveva quasi nulla da dire al riguardo. Negli ultimi vent'anni, un numero crescente di ricerche ha cominciato a prendere sul serio lo stupore, e ciò che sta emergendo suggerisce che questa, la più spirituale delle emozioni, potrebbe essere anche uno degli strumenti più discretamente potenti che abbiamo per vivere bene.

Definire la sensazione

Gli psicologi Dacher Keltner e Jonathan Haidt hanno proposto una definizione molto influente: lo stupore è l'emozione che proviamo davanti a qualcosa di vasto che trascende la nostra attuale comprensione del mondo. Ha due ingredienti chiave. Il primo è la vastità, l'incontro con qualcosa di molto più grande di noi, che sia fisicamente vasto, come una catena montuosa, o concettualmente vasto, come un'idea profonda o un atto di grande bellezza morale. Il secondo è il bisogno di accomodamento: la sensazione che questa vastità non rientri nei nostri schemi mentali esistenti e che quindi li dilati. Lo stupore è, in un certo senso, la sensazione della nostra mappa mentale che viene ridisegnata per fare spazio a qualcosa di più grande. È al cuore dell'esperienza religiosa e spirituale in tutte le culture, ma lo si può provare anche in un bosco, in un laboratorio o in una sala da concerto.

Che cosa ci fa lo stupore

La ricerca è ancora giovane, ma alcuni dei suoi risultati sono sorprendenti. Negli studi condotti da Paul Piff e colleghi (2015), lo stupore tendeva a produrre ciò che i ricercatori chiamano «piccolo sé», una delicata riduzione della consueta attenzione rivolta a noi stessi e del senso della nostra importanza. E questo cambiamento sembra manifestarsi nel modo in cui le persone si comportano in seguito. In quegli studi, le persone indotte a provare stupore, che fosse stando in mezzo ad alberi altissimi o guardando filmati di meraviglie naturali, in seguito si sono comportate in modo più generoso e hanno riferito di sentirsi più in connessione con gli altri. Negli esperimenti di Melanie Rudd, Kathleen Vohs e Jennifer Aaker (2012), lo stupore sembrava dilatare la percezione del tempo nelle persone, lasciandole con una minore sensazione di fretta. Molte persone descrivono anche di sentirsi più a loro agio e meno gravate dallo stress dopo momenti di stupore. E per molte persone, sposta l'attenzione dalle preoccupazioni meschine e avide dell'ego verso il mondo più ampio e le persone che lo abitano. In breve, molte persone scoprono che lo stupore le rende, anche solo per poco, più gentili, più calme e più connesse: proprio le qualità che ogni tradizione sapienziale ha cercato di coltivare.

Lo stupore è più a portata di mano di quanto pensiamo

Uno dei risultati più pratici è che lo stupore non richiede una grande spedizione verso qualche lontana meraviglia naturale. I ricercatori hanno scoperto che lo stupore quotidiano, quello che si trova nella vita di tutti i giorni, è al tempo stesso comune e benefico. Una pratica semplice come la «passeggiata dello stupore», in cui fai due passi con l'intenzione deliberata di prestare attenzione alle cose vaste, belle o sorprendenti che ti circondano, si è dimostrata capace, in studi condotti su persone anziane, di aumentare nel tempo le emozioni positive e i sentimenti prosociali. Il cielo notturno, un brano musicale, l'intricata complessità di una singola foglia, la vastità della storia, la gentilezza di uno sconosciuto: sono tutte porte verso lo stupore, se rallentiamo abbastanza da varcarle. Siamo circondati dal vasto e dal meraviglioso; ci siamo semplicemente abituati a non guardare.

Un esempio

Logorata da una vita stressante, passata davanti agli schermi, Lena ricevette da un'amica il consiglio di provare un semplice esperimento: una volta al giorno, trovare una cosa davvero degna di meraviglia e dedicarle tutta la sua attenzione per qualche minuto. All'inizio le sembrava una forzatura. Ma insistette, soffermandosi sul colore del cielo della sera, sull'architettura di una ragnatela, su un brano musicale commovente, sulla pura improbabilità della propria esistenza. Lentamente qualcosa cambiò. Il costante brusio di fondo delle sue preoccupazioni, tutte centrate su sé stessa, si fece più debole. Si sentiva, a suo dire, meno il centro ansioso di un mondo piccolo e minaccioso e più una parte grata di un mondo immenso e sorprendente. Nulla era cambiato nelle sue circostanze. Era cambiato il suo rapporto con la vastità che la circondava.

Coltivare la meraviglia

Lo stupore non è un dono raro riservato alle cime delle montagne e alle cattedrali, ma un'esperienza alla portata di chiunque sia disposto a cercarla. Puoi coltivarlo deliberatamente: trascorri del tempo nella natura, cerca la grande arte e la grande musica, contempla la vastità del cosmo o l'intricata complessità del minuscolo, lasciati commuovere dalla bellezza morale e dalla bontà umana. Molte persone scoprono che momenti simili placano il sé avido e allargano il cuore. In una cultura che tiene la nostra attenzione intrappolata su piccoli schermi e su preoccupazioni ancora più piccole, coltivare deliberatamente la meraviglia potrebbe essere una delle cose più nutrienti e silenziosamente spirituali che possiamo fare.

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